Metropolitan indians. Il soldatino di piombo

Spettatori Migranti al Teatro India per Il tenace burattino di piombo di Teatro delle Apparizioni. Diario di bordo 

Il 22 febbraio 2018 sul Grande Raccordo Anulare sto viaggiando in un furgone verso il Teatro India per vedere Il tenace soldatino di piombo.  È mattina, siamo in otto, dall’Italia, dal Gambia, dalla Nigeria, dalla Somalia. Da Tor Bella Monaca, dove vivono i sette ragazzi africani nel Centro d’Accoglienza, fino al gasometro ci mettiamo più o meno mezz’ora. Durante il viaggio quasi tutti hanno gli auricolari nelle orecchie, alcuni ascoltano musica, nonostante lo stereo della radio sia acceso, altri hanno semplicemente le cuffie. Amos continua a rispondere parlando ad alta voce da venti minuti in una lingua che, mi dicono, è Yoruba, un dialetto parlato in Benin e in Nigeria. Nei posti davanti chiacchieriamo; mi chiedono se siamo sull’autostrada e mi ritrovo a raccontare – come ogni volta – cosa sia il G.R.A. con il gesto ormai diventato familiare di percorrere con la mano la circonferenza del volante «così, intorno a Roma» e poi, mentre usciamo sulla Cristoforo Colombo, la storia dell’E.U.R.; allora anche le file di dietro ascoltano e viene fuori il nome di Mussolini e la parola “dittatore”. Ebrima capisce il significato del termine solo quando lo associo a Yaya Jammeh, per ventidue anni al potere in Gambia e scappato nel 2017 con undici milioni di dollari a bordo di un jet privato. Proprio per lui, invece, Ebrima era dovuto scappare dal Gambia già nel 2016. Mussolini, con mia sorpresa, non lo conosce quasi nessuno, ma Osman, che viene dalla Somalia, sì.

Girare per i teatri romani aiuta a comporre una geografia. Culturale, personale, storica. Attraversare Roma e posizionare un teatro come punto di riferimento di un quartiere. Ascoltare una storia e acquisirla come implicito culturale, imparare la parola “soldatino” e conservarla associata a uno spettacolo. Si diventa lentamente spettatori metropolitani, attori sociali.

Mentre torniamo al Centro d’Accoglienza, dopo lo spettacolo, parliamo di giochi e di filastrocche per fare la conta, e i ragazzi nigeriani me ne fanno sentire una.

Poi, proviamo a rispondere alla domanda che Valerio Malorni ha fatto al pubblico dopo lo spettacolo, mentre i bambini delle prime file chiedevano che fine avessero fatto il Soldatino di piombo e la Ballerina. «Immaginatelo voi. Dove sono ora?». Osman, come spesso capita, mi sorprende e riassumendo il senso di ciò che insieme stiamo cercando di fare mi risponde così:

«Sono usciti dalla giungla,  e hanno iniziato a parlare per prendersi cura di loro».

Luca Lòtano

Roma, Teatro India – febbraio 2018

Spettacolo visto:

IL TENACE SOLDATINO DI PIOMBO
compagnia: Teatro Accettella/Teatro delle Apparizioni
da un’idea di: Fabrizio Pallara
di e con: Valerio Malorni e  Fabrizio Pallara
tecnica: teatro e cinema

 

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