Famiglia al Teatro India. Io e la scena

Dopo aver visto con la scuola di italiano Asinitas lo spettacolo Famiglia, scritto e diretto da Valentina Esposito con Fort Apache Cinema Teatro, abbiamo provato a raccontare la prima esperienza da spettatori.

Leggi anche Oltre il carcere, Fort Apache. È la famiglia di Valentina Esposito

Quando entravamo dentro e ci sedevamo tranquilli, ho visto tanta gente e le luci erano molto buie. Ero, sono, più emozionata. A quel momento, lo spettacolo è iniziato! Abbiamo guardato circa un’ora e mezza, è finito a mezzogiorno. Quando ho guardato tutto il dramma avevo una grande sensazione. Anche se non avevo capito tutto, ma anche ho saputo la vita. È molto difficile per tutti. Una grande o piccola famiglia ha bisogno di amore, ha bisogno di dare calore, ha bisogno di responsabilità.
Xiao Xiao – (la sua prima volta a teatro, studentessa cinese della scuola di italiano Asinitas Onlus)

Quando sono seduta sulla sedia del teatro mentre aspettavo l’inizio non sapevo di preciso cosa aspettarmi.
Ma davvero volevo vedere gli attori, ogni volta che vado a teatro ho tanta voglia di vederli ma questa volta era differente, avevo più curiosità perché gli attori erano dei prigionieri in un periodo della loro vita. Ho avuto tante domande nella mia mente: perché loro sono stati in prigione? che sbaglio hanno fatto?
Ma quando la luce nel teatro ha lasciato spazio al buio, mi son trovata sola e tutte le mie domande sono scomparse e anche tutti gli altri spettatori.
Siamo rimasti solo io e la scena. Me stessa a vivere il loro dramma.
Ora anch’io sono il padre, il figlio, la sposa, lo sposo, sono il morto, il vivo, il candido, il crudele.
Stavo per piangere.
Improvvisamente mi sono ritrovata imprigionata in me stessa, in prigione nei miei giudizi e incomprensioni che ho fatto verso gli altri e verso di me.
Ho cominciato a capire quello che era cattivo, quello che era antipatico o crudele. Ho pensato adesso è più facile per me perdonare le persone che mi hanno fatto male, è anche più facile perdonare me stessa.
Certamente il lavoro degli attori in qualche modo ha cambiato la loro vita. Ma quando la luce è tornata anch’io mi sentivo cambiata. Ho pensato anch’io ero in prigione e ora sono libera. Più libera, grazie a loro.
Roza
(studentessa iraniana della scuola di italiano Asinitas Onlus)

foto di Jo Fenz

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *