Alfabetizzazione e teatro nella lingua di Turandot

Dopo aver visto Turandot, spettacolo in cinese con gli attori dell’Opera di Pechino, abbiamo fatto qualche domanda ad Agata Azzellini, che come servizio civile insegna nella classe di alfabetizzazione nella scuola di  italiano di Asinitas

È la prima volta che insegni italiano? Cosa significa per te insegnare a leggere e scrivere?

Si, è la prima volta che insegno italiano agli stranieri. Finora ho insegnato greco e latino agli studenti del liceo, ma con quest’esperienza ad Asinitas ho scoperto che insegnare italiano a studenti migranti è esaltante, gli studenti sono talmente motivati che ti fanno sentire la persona più necessaria del mondo.
Io in particolare ho la fortuna di insegnare nella classe di alfabetizzazione, quindi sto con studenti che non sono mai andati a scuola o quasi nel proprio paese di origine, e insegnare a leggere e scrivere a una persona è molto più che insegnare italiano, ha un che di biblico! Leggere e scrivere sono strumenti fondamentali nella nostra società, che diamo di solito talmente per scontanti, che vedere un ragazzo o una ragazza di 20 anni o più che per la prima volta sta imparando davanti a te sembra di assistere al miracolo della creazione, di aiutare a far crescere in quella persona un arto in più.

In che modo vedere uno spettacolo entra in contatto con l’apprendimento, con la comprensione di nuovi codici di comunicazione?

Credo che quasi tutti i nostri studenti abbiano bisogno di ricreare nella loro testa un ambiente culturale in cui ritrovarsi, e da questo punto di vista credo che dare input non linguistici ma “universali” come il teatro o come qualsiasi altra attività creativa – pratica nella quale Asinitas  crede molto e fonda parte del suo metodo –  sia fondamentale per avere ispirazioni buone su dove ci si trova e su cosa si possa diventare, in questa nuova vita che va ricostruita praticamente quasi da zero.

Quando guardo uno spettacolo con gli studenti penso sempre a cosa stiano pensando loro. Tu come hai vissuto lo spettacolo?

La cosa che mi è piaciuta di più è che eravamo tutti lì, davanti a uno spettacolo in cinese, a non capirci niente quasi tutti allo stesso modo, a parte le informazioni che ci eravamo dati nell’incontro in Sala Squarzina un’ora prima di entrare. Ho deciso allora di non leggere i sovratitoli, per essere sicura di vedere lo stesso spettacolo che vedevano i miei studenti che erano dietro di me, e che di sicuro non potevano leggere.
Per vedere o apprezzare quello che potevano vedere o sentire loro.
Dopo che passo tutti i giorni a cercare di insegnare loro la mia lingua era bello essere sullo stesso piano di comprensione. L’abbiamo guardato tutti come dei bambini, facendoci suggestionare dai costumi, dalle scenografie e dal suono buffo e incomprensibile delle voci dei cantanti d’opera cinesi.

Luca Lòtano

Leggi anche la recensione dello spettacolo su Teatro e CriticaL’Opera di Pechino e Turandot. Sincretismi e tradizioni

 

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