“La classe” in classe. Tra teatro di figura e lezioni di italiano

Nella scuola di Asinitas con i marionettisti dello spettacolo La classe di Fabiana Iacozzilli / Cranpi per una lezione di italiano con il teatro di figura.

Nella scuola di italiano per stranieri di Asinitas Onlus si impara la lingua attraverso le storie. Attraverso il corpo, le mani, l’elemento artigianale. Così, quando entrando in classe troviamo Antonio, Giorgia e Piergiorgio, tre marionette da tavolo dello spettacolo La classe di Fabiana Iacozzilli (qui la visione dello spettacolo di Andrea Pocosgnich) sappiamo tutti che stiamo per partecipare a una narrazione che ci riguarda da vicino.

I tre studenti in miniatura, nati dalle mani dell’artista Fiammetta Mandich, se ne stanno seduti tra i loro banchi, piazzati sopra il tavolo di legno sul quale ogni giorno facciamo lezione anche noi. Dopo che tutti hanno preso posto, suona la campanella. Quella di scena. I marionettisti Michela AielloAndrei Balan e Antonia D’Amore animano Giorgia, poi Antonio e Piergiorgio in un breve spin-off dello spettacolo che come una lente di ingrandimento si sofferma sull’esperienza “scuola”.

Dopo aver assistito alla prima scena, gli studenti fanno qualche domanda a Giorgia (la marionetta) che risponde facendo “si” o “no” con la testa. Scopriamo così che è una studentessa, che ha 6 anni, che non le piace andare a scuola ma che le piace molto leggere.

Poi siamo noi a raccontare quello che ha fatto, che ha sentito la campanella, che si è pulita il grembiule; allora le studentesse mamme in classe, giovani donne cinesi e bengalesi, aprono il quaderno e appuntano subito quelle due parole “campanella” e “grembiule”, voci che le avvicinano alla vita e alla lingua dei propri figli.

È tra un riflessivo e un passato prossimo, poi, che proviamo a rispondere a una domanda, la più difficile: chi è quella persona che muove la marionetta, che a volte le si rivolge, che le fa prendere il libro o la penna e non le permette invece di mangiare le patatine? Le risposte sono diverse. La maestra. La mamma. La compagna di classe. L’aiutante. Rashheed, studente nigeriano che di teatro ne ha già fatto e visto parecchio in Italia, trova una parola: i burattinai. Allora chiedo ad Andrei Balan di lasciare Giorgia, e Giorgia cade con la testa sul banco, immobile. Tutti capiamo. «Senza loro Giorgia non fa nulla», «loro la muovono», «danno vita a Giorgia».

In quel momento capiamo perché il teatro di figura sia entrato con così tanta naturalezza in classe; perché la comunicazione non può prescindere dalla relazione, dalla partecipazione, dall’azione. L’italiano ci appare ora come una marionetta appoggiata sul tavolo che animiamo noi per raccontare, per meravigliarci; una marionetta che più animiamo e più siamo spinti a scoprirla, a provarne i gesti, le articolazioni. Un modo nuovo di rappresentarci al mondo, una modalità di apprendimento che ci riporta all’esperienza cognitiva che tutti abbiamo vissuto da bambini. La lingua come gioco, come fantasia, come ricordo.

Dopo aver descritto la scena, è il momento di prendere parte alla creazione. Agli studenti viene chiesto di provare a scrivere il finale della scena che i tre marionettisti hanno lasciato in sospeso: Giorgia ha rubato il foglio ad Antonio e la maestra sta per tornare in classe…
Con carta e penna allora, ognuno prova a finire il copione di questo spin-off, e alcuni finali, come questo che trascrivo in fondo all’articolo, viene messo in scena dai marionettisti; il testo scritto diventa così, in classe, azione.

“Antonio fa finta di ballare e va da Giorgia, la guarda negli occhi senza fermarsi un attimo, avvicinandosi piano piano riesce a riprendere il suo foglio ma pure quello di Giorgia. Dopo il momento di sguardi, Antonio torna ridendo e ballando come uno scemo, ma uno scemo molto furbo… Per fare il cattivo nasconde il disegno di Giorgia sotto il sedere. Una risata inonda la classe…”.

Luca Lòtano

Progetto realizzato grazie alla collaborazione dello spettacolo

LA CLASSE
uno spettacolo di Fabiana Iacozzilli | CrAnPi
collaborazione alla drammaturgia Marta Meneghetti Giada Parlanti Emanuele Silvestri
collaborazione artistica Lorenzo Letizia Tiziana Tomasulo Lafabbrica
performer Michela Aiello Andrei Balan Antonia D’Amore Francesco Meloni Marta Meneghetti
scene e marionette Fiammetta Mandich
luci Raffaella Vitiello
suono Hubert Westkemper
fonico Jacopo Ruben Dell’Abate
assistenti alla regia Francesco Meloni Silvia Corona Arianna Cremona
foto di scena Tiziana Tomasulo e Valeria Tomasulo
consulenza Piergiorgio Solvi
un ringraziamento a Giorgio Testa
comunicazione e ufficio stampa Antonino Pirillo
produzione Giorgio Andriani Antonino Pirillo
co-produzione CrAnPi Lafabbrica Teatro Vascello Carrozzerie | n.o.t | con il supporto di Residenza IDRA e Teatro Cantiere Florida/Elsinor nell’ambito del progetto CURA 2018 | e di Nuovo Cinema Palazzo | e con il sostegno di Periferie Artistiche Centro di Residenza Multidisciplinare della Regione Lazio
Un ringraziamento speciale ai compagni di classe

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *