Topografie del tempo, con Daria Deflorian e Antonio Tagliarini

Prima, durante e dopo la performance Quando non so cosa fare cosa faccio di Deflorian/Tagliarini, camminando intorno al Teatro India tra viale Marconi e casa nostra.

foto Francesca Maurone

“Quando ero libero, in Mali, andavo a cacciare con dei cani nel campo dove si trovano gli scoiattoli e anche le scimmie. Quando io avevo dieci anni, poi, noi andavamo nel lago, nuotavamo oppure giocavamo con gli amici, eravamo bambini. Non pensavo al futuro, solo al cibo e a vestirmi bene” (Idrissa)

Il 25 giugno in via Ostiense 152 b è ricominciata la scuola estiva di Asinitas Onlus. Dopo la lezione di italiano, con una piccola parte del gruppo di spettatori che ha partecipato al percorso di visione all’interno della stagione del Teatro di Roma, rimaniamo a scuola. Julio, cubano, cucina per tutti; mangiamo insieme, poi ci sediamo intorno a un tavolo e leggiamo il titolo dello spettacolo che andremo a vedere di lì a poche ore: Quando non so cosa fare cosa faccio (qui, raccontato da Simone Nebbia).
A Lisa, studentessa erasmus che ha seguito come volontaria la scuola e il progetto teatrale, giro la domanda del titolo e chiedo di raccontarci cosa faceva lei, quando non sapeva cosa fare, a casa sua sulle montagne Les Vosges vicino Strasburgo; camminava con il suo cane, giocava con le pigne e si arrampicava fino a una panchina su un belvedere tra laghi e foreste e lì passava del tempo a pensare. Tutti ascoltiamo, camminiamo con Lisa e scopriamo altri luoghi di chi è stato a fianco a noi tutto l’anno. Lisa ci promette che quando tornerà in Francia ci manderà una foto da quella panchina di legno; iniziamo tutti a raccontare, a guidare gli altri nei nostri luoghi. Dalle corse in bici con Jack lungo il lago di Chicago, ai gelati mangiati con Shaun tra le vie di Teheran studiando i comportamenti della gente che passa, dal tè e la marmellata sul balcone di Zara in Iran ai miei giri tra i palazzoni di via Tiburtina, da quelli di Elena a Bordighera alle strade assolate di Cuba con Julio.
Ci alziamo davvero e camminiamo fino al Teatro India dove ci aspettano Daria Deflorian e Antonio Tagliarini prima dell’inizio della performance itinerante, per raccontarci chi sono e come è nato il progetto, prima di infilare le cuffie e camminare dietro Daria, dietro l’Adriana del film di Antonio Pietrangeli, in una performance che cerca il teatro tra le strade di Roma e nel Teatro India il suo giardino dei ciliegi.

Durante l’incontro, Deflorian e Tagliarini ci raccontano come l’oggetto artistico che scelgono, in questo caso il film Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli permetta loro di triangolare, all’interno dello spettacolo, il rapporto tra il racconto più autobiografico dell’artista e il pubblico; così, sentendolo dire, ci rendiamo conto che il teatro è stato per noi, quest’anno, quell’oggetto artistico che ha triangolato, alimentato, provocato il racconto di noi stessi, tra noi e verso l’esterno. Mentre seguiamo Deflorian in giro per il quartiere Marconi, per i luoghi del film, ci infiliamo in intercapedini dove la città è scoperta, senza difese, ci teniamo forte alla relazione che regge l’azione performativa, la relazione sussurrata negli auricolari, misurata nei passi. E se gli occhi di Daria e Adriana sono filtri del tempo tra una Roma che c’era e una che c’è, i nostri  occhi sono filtri dello spazio di tutti i luoghi che qui non c’erano e che ora ci sono, di tutti i luoghi che vivono a Roma, ai quali camminiamo a fianco ma che non vediamo se non iniziamo a raccontarceli.

foto Francesca Maruone

“Casa mia a Cuba è vicina a una montagna molto conosciuta nella mia città e le strade per arrivare sono sempre piene di vita; ragazzini che giocano a baseball per strada, negli angoli giovani che giocano a domino e bevono rum, sempre a litigare ad alta voce, senza magliette per il caldo ma felici di essere insieme e mai di fretta. Cammino in queste strade e vedo il piccolo mercato degli anni settanta che ancora deve essere sistemato ogni anno per non cadere a pezzi. Passato il mercato sono all’inizio della montagna, inizio a salire per la strada che piano piano inizia a diventare una scala. Nel frattempo inizio a fare un esercizio che faccio da tanto tempo… “Che ho in mente che mi preoccupa e perché mi preoccupa? C’è qualche ragione per non godermi questo momento, proprio questo?”. Mi vengono in mente i problemi, piano piano lascio dietro quelli che non posso risolvere subito. Così continuo finché arrivo a essere con la testa in bianco e arrivo alla cima della montagna… L’idea è sempre quella, arrivare alla fine della scala, in cima alla montagna, sempre con la testa libera”. (Julio)

Mentre camminiamo con Julio, con Daria, fin sulla cima con una ciliegia in bocca, mentre le asce abbattono il giardino dei ciliegi, mentre Adriana scopre una Roma feroce, arriviamo anche noi alla fine di questo percorso di un anno che ci ha portato in giro per Roma, o per il mondo, attraversando il Teatro India e il Teatro Argentina, passando per il portone d’ingresso della scuola di Asinitas, lasciando che i nomi e i corpi e le storie si mischino, parlino. Concedendoci un tempo per fare insieme, per essere comunità culturale e corpo politico, resistente, immaginifico, che continui ancora a camminare.

Luca Lòtano

Teatro India, Roma – giugno 2019

azione performativa di e con Daria Deflorian e Antonio Tagliarini
e con Monica Demuru e Francesco Alberici
collaborazione artistica Valerio Sirna

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