Il video-racconto delle quattro serate con Teatro delle Ariette

Le immagini di Teatro Naturale. Io, il cous cous e Albert Camus nei cortili del Quarticcio e il racconto della REdazione Meticcia 

Quarticciolo. La vita attorno a un tavolo è un progetto speciale che ha previsto una residenza artistica che ha messo in dialogo la compagnia Teatro delle Ariette con le famiglie del Quarticciolo e dei quartieri limitrofi, e ha trasformato quattro diversi cortili del quartiere nello spettacolo Teatro naturale.Io, il cous cous e Albert Camus. La Redazione Meticcia ha registrato le voci, i pensieri, le immagini del quartiere attorno al teatro e alla biblioteca, all’insegna di una comunicazione partecipata.

10 settembre 2020
“Uno spettacolo di teatro? No, forse sbaglio. È veramente una festa nei cortili del Quarticciolo, una gita, una scenografia meravigliosa, ta attori che la abitano, cucinano, chiacchierano, parlano di Camus e del cosu cous. La scena bifrontale ricamata di lucine così piccole da farti entrare nell’intimità di casa di Stefano, Paola e Maurizio. I tre attori che si svelano, che parlano delle loro storie e cucinano questo piatto schizofrenico, il cous cous nord africano, berbero, che ha girato il mondo ed è diventato il piatto numero uno. Questo cous cous al mio paese è un piatto schizofrenico, che si cucina quando nasci, ma anche quando muori o quando arrivi all’età della maturità. È stata una festa, dove abbiamo mangiato veramente un po’ d’arte, questa volta abbiamo mangiato il teatro, con golosità”.
Nour Zarafi, Tunisia

11 settembre 2020
“Vedendo lo spettacolo di Stefano, su Lo straniero di Camus, la prima cosa che mi è venuta in mente stando là, in prima fila, mentre di lato vedevo i ragazzini che giocavano e vedevo Stefano l’attore che parlava con gli spettatori, è stato un incontro di una famiglia che non si vedeva da un bel tempo. Mentre i nonni raccontano l’identità ai ragazzini che siamo noi spettatori, che ce la siamo scordata, mi è sembrata esattamente la stessa cosa. E dice anche un pezzo bellissimo, che lui ha scoperto una cosa quando aveva diciassette anni, che noi adulti la chiamiamo – amore – e dice pure che l’amore è un sentimento inventato dalle donne, che noi uomini ancora non riusciamo a capirlo. Nella vita niente accade per caso”.
Mahamadou Kara Traore, Mali

12 settembre 2020
Straniero. Che significa per me essere straniero? Beh, letteralmente significa stare fuori posto e così mi sento ogni tanto, ma non sempre. Ogni tanto mi sono trovato nei momenti nei quali dicono – gli stranieri ci portano via il lavoro e fanno di tutto – e poi si girano verso di me e dicono – no ma non è il caso tuo, tu hai studiato, lavori, hai gli amici e forse paghi le tasse, quindi no tu non sei come il caso di quegli stranieri – quello fa un po’ ridere perché io continuo a essere straniero, anzi mi sento un po’ strano proprio perché la gente ha quel pensiero.
Julio Ricardo Fernandez, Cuba

Siamo tutti in qualche modo stranieri, abbiamo tutti tracciato delle linee del prima e del dopo per poi provare, chiaramente, nel dopo, un dolore, per il prima, per le esperienze che non viviamo più. E allo stesso tempo, fino alla fine, fino alla morte, fino a che si ha la possibilità di farlo, si ricomincia sempre.
Giulia Lannutti, Italia

Domenica sera, è l’ultima replica del Teatro delle Ariette al Quarticciolo. Questa sera sono con Zakaria e Alagie; è la quarta sera che vedo lo spettacolo, eppure anche stavolta ci ricado dentro. Sarà perché ogni cortile è uno spettacolo diverso o forse per quel lato conviviale che rende il teatro una festa antica.
Luca Lòtano, Italia

Durante lo spettacolo, mi sono visto viaggiare attraverso il racconto. L’attore ci ha portati con sé, facendoci sentire e vivere la sua storia e allo stesso tempo, coinvolgendoci in altri mondi, altre culture, con nuovi volti, nuove lingue, nuove persone: lo spagnolo, il francese, l’algerino o il vietnamita. Persone reali con diversi background.  Loro insieme a noi spettatori, tutti introno alla tavola. Mi sono visto viaggiare su nuovi mondi. È la prima volta che partecipo con tutti i sensi ad uno spettacolo del genere. É la prima volta che navigo così, entrando nel vivo delle storie. Il cous cous che abbiamo mangiato è stata la giusta conclusione. Il sedersi attorno alla tavola, al cibo, in ogni cultura rappresenta il senso di casa, di accoglienza, di fratellanza. Mi sono sentito così: a casa, accolto, con i miei fratelli.
Zakaria Mohamed Ali, Somalia

La sua storia parla della mia vita da straniero. Quando sei stato odiato e amato.
Alagie Camara, Gambia

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